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Fotovoltaico a terra, agrovoltaico e biomasse: cosa puoi fare quando il Comune blocca il tuo impianto

26
Mar, 2026
Hai investito tempo e denaro per sviluppare un progetto di impianto fotovoltaico, agrovoltaico o a biomasse. Hai presentato la documentazione, aspettato — e il Comune non risponde, oppure ti arriva un diniego generico, senza spiegazioni concrete sul tuo terreno specifico. È una situazione che si ripete ogni giorno in Italia, da Nord a Sud, e che in molti casi nasconde un vizio di legittimità che può essere fatto valere davanti al TAR. In questo articolo spiego i tuoi diritti, i meccanismi che la legge ti mette a disposizione e quando vale la pena agire.

Il Comune non può dirti sempre no: cosa dice la legge

Il quadro normativo italiano — costruito in attuazione delle Direttive europee RED — impone alle amministrazioni locali di facilitare, e non ostacolare, l’installazione di impianti da fonti rinnovabili. Il D.lgs. 9 gennaio 2026, n. 5, in vigore dal 4 febbraio 2026, ha recepito la RED III fissando per l’Italia un obiettivo del 39,4% di energia da FER entro il 2030: un traguardo che richiede un’accelerazione significativa nelle autorizzazioni. Il Consiglio di Stato ha recentemente ribadito con chiarezza che ogni diniego deve essere fondato su vincoli concreti, verificati caso per caso, e adeguatamente motivato. I provvedimenti generici o aprioristici non reggono al TAR.

Qual è il procedimento giusto per il tuo impianto

Regime Quando si applica Ente Termine Silenzio-assenso
PAS Impianti sotto soglia Comune/SUAP 20 giorni ✅ Sì
AU Impianti sopra soglia PAS Regione 90 giorni ✅ Sì
PAUR Impianti soggetti a VIA Regione 105-120 giorni ❌ No
  Per la PAS, se il Comune non risponde entro 20 giorni e non ha legittimamente sospeso i termini, il tuo impianto è autorizzato per silenzio-assenso. Il silenzio-assenso: come funziona e come difenderlo Il silenzio-assenso (art. 20 L. 241/1990) forma un titolo abilitativo a tutti gli effetti. Se il Comune non adotta alcun provvedimento entro il termine, la tua istanza si considera accolta automaticamente. Il silenzio-assenso va però documentato e difeso: occorre essere in grado di provare che i termini siano effettivamente decorsi senza atti interruttivi validi da parte dell’amministrazione.

Quando il Comune può sospendere i termini

Solo se, entro i primi 10 giorni, invia una richiesta di integrazioni specifica, motivata e fondata su riferimenti normativi precisi. Una richiesta generica, tardiva o pretestuosa non sospende validamente il termine e il silenzio-assenso si forma comunque.

Le aree idonee: dove puoi installare e dove no

Il DM 21 giugno 2024, integrato dal D.lgs. 5/2026, distingue: Puoi installare più facilmente su:
  • aree industriali, commerciali, cave dismesse, discariche;
  • tetti, coperture, parcheggi;
  • terreni agricoli degradati o non coltivabili;
  • fasce laterali di autostrade e ferrovie;
  • impianti agrovoltaici che mantengono l’attività agricola.
Maggiori difficoltà (ma non impossibilità assoluta) su:
  • terreni vincolati paesaggisticamente (d.lgs. 42/2004);
  • aree Natura 2000 (SIC, ZPS, ZSC);
  • terreni agricoli irrigui pianeggianti e altre sottocategorie introdotte dal D.L. 63/2024;
  • aree DOC, DOCG, IGP;
  • aree forestali e parchi naturali.
La presenza di un’area in questa seconda lista non legittima automaticamente il diniego: il Comune deve verificare la reale sussistenza del vincolo sul tuo terreno specifico e motivare in modo puntuale.

NTA locali e normativa nazionale: cosa può davvero bloccarti

Questa è la distinzione più importante che devi conoscere: Le norme di azzonamento (quelle che stabiliscono cosa si può fare in una zona: es. “in zona agricola sono vietati impianti energetici”) sono superate dalla normativa nazionale per le FER nelle zone agricole. Il Comune non può negarti l’installazione solo perché la zona è classificata agricola. Restano invece pienamente applicabili i parametri urbanistico-edilizi (altezze, distanze dai confini, volumetrie, modalità costruttive). Se le NTA stabiliscono che in quella zona i manufatti non possono superare una certa altezza, quella regola vale ancora. In pratica: se il Comune ti nega l’impianto citando genericamente le NTA senza distinguere tra queste due categorie di norme, il diniego è potenzialmente illegittimo e impugnabile.

Agrovoltaico: non è fotovoltaico a terra

Se stai sviluppando un impianto agrovoltaico — che mantiene sotto e tra i pannelli l’attività agricola — hai diritto a un trattamento distinto. La giurisprudenza amministrativa ha chiarito che le due fattispecie sono diverse: un diniego che non distingue tra agrovoltaico e fotovoltaico a terra è illegittimo e impugnabile.

I vizi più frequenti nei dinieghi: come riconoscerli

  • Motivazione generica: il Comune richiama il vincolo in astratto senza verificare se riguarda il tuo terreno specifico;
  • Diniego senza preavviso di rigetto: l’art. 10 bis L. 241/1990 impone l’invio del preavviso almeno 10 giorni prima. Un diniego senza preavviso è annullabile;
  • Diniego fondato su presunzione di inidoneità senza verifica in concreto: il Comune non può fermarsi alla qualificazione astratta dell’area, deve accertare la reale incompatibilità;
  • Confusione tra norme di azzonamento e parametri edilizi: diniego basato su NTA di azzonamento già superate dalla legge nazionale;
  • Trattamento dell’agrovoltaico come fotovoltaico a terra: vizio riconosciuto dal Consiglio di Stato;
  • Richiesta di integrazioni tardiva o generica: non sospende il termine, con conseguente silenzio-assenso già formatosi.

I termini per agire: non aspettare

Il ricorso al TAR va proposto entro 60 giorni dalla notifica o dalla piena conoscenza del provvedimento. È un termine perentorio: decorso inutilmente, il provvedimento diventa definitivo. Se vuoi far valere il silenzio-assenso, è opportuno agire senza attendere ulteriormente, documentando con precisione la decorrenza dei termini.

Come può aiutarti lo Studio Legale Torchia

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FAQ — Privati

  1. Il Comune non ha risposto alla mia PAS entro 20 giorni: il mio impianto è autorizzato? In linea generale sì, si è formato il silenzio-assenso. Occorre però verificare che il Comune non abbia legittimamente sospeso i termini con una richiesta di integrazioni nei primi 10 giorni e che l’impianto non sia soggetto a VIA. È essenziale documentare la scadenza e farsi assistere per consolidare il titolo.
  2. Ho ricevuto un diniego perché il mio terreno è in zona agricola: posso impugnarlo? Dipende dalla motivazione. Se il Comune ha richiamato la destinazione agricola come norma di azzonamento, quella norma è superata dalla legge nazionale per le FER. Se invece ha richiamato parametri edilizi (altezze, distanze), la questione è diversa. La valutazione richiede un’analisi del provvedimento e degli strumenti urbanistici vigenti.
  3. Il Comune ha negato il mio impianto citando un’area presuntivamente non idonea: è legittimo? Non automaticamente. Il Consiglio di Stato (sent. n. 6725/2025) ha chiarito che il carattere presuntivo dell’inidoneità non consente al Comune di negare senza verificare in concreto la compatibilità dell’impianto con le caratteristiche specifiche dell’area. Un diniego fondato solo sulla qualificazione astratta è illegittimo.
  4. Il Comune può vietare tutti gli impianti FER nel suo territorio con una norma urbanistica? No. I divieti aprioristici sono illegittimi. Le norme di azzonamento locali che escludono impianti FER in zone agricole sono superate dalla normativa nazionale. Il Comune può applicare i parametri edilizi e motivare dinieghi caso per caso, ma non può escludere in blocco intere categorie di impianti.