Skip to main content

Intelligenza artificiale nella giustizia: quali garanzie per cittadini e parti processuali?

17
Set, 2026

L’intelligenza artificiale sta entrando negli uffici giudiziari per supportare attività di analisi, classificazione e organizzazione del lavoro. Il suo impiego può rendere più efficienti i servizi della giustizia, ma non può trasformarsi in una decisione automatizzata né ridurre le garanzie fondamentali del cittadino.

Le più recenti raccomandazioni del Consiglio Superiore della Magistratura confermano che il giudice resta l’unico responsabile della decisione. Allo stesso tempo, però, consentono in via sperimentale un uso più ampio di strumenti di IA anche su atti giudiziari. Per chi affronta un processo, questa evoluzione solleva domande concrete: i dati personali sono protetti? Le difese delle parti vengono realmente valutate? È possibile verificare come sia stato utilizzato uno strumento di intelligenza artificiale?

L’IA può aiutare nella giustizia, ma non può decidere

Il punto fermo è che l’intelligenza artificiale non può sostituire il magistrato nella funzione giudiziaria.

Le raccomandazioni del CSM escludono l’uso dell’IA per:

  • formulare il dispositivo della sentenza;
  • redigere o predisporre provvedimenti giurisdizionali;
  • valutare autonomamente le prove;
  • formare il convincimento del giudice;
  • assumere decisioni sull’interpretazione e sull’applicazione della legge.

La decisione giudiziaria deve quindi restare il risultato della valutazione umana del magistrato, fondata sugli atti di causa, sulle prove, sulle difese delle parti e sulle regole del processo.

L’intelligenza artificiale può invece essere utilizzata come supporto per attività preliminari o organizzative: ricerca nelle banche dati, sintesi di documenti ostensibili, revisione linguistica, traduzione assistita, elaborazione di tabelle e classificazione di atti.

In questa prospettiva, la tecnologia può essere utile soltanto se libera tempo per l’attività realmente decisoria, senza comprimere il diritto delle parti a un giudizio effettivo, motivato e verificabile.

Per approfondire il tema delle decisioni automatizzate nei procedimenti amministrativi, è possibile leggere l’articolo dello Studio su quando la decisione automatizzata della Pubblica Amministrazione è illegittima.

Gli usi ammessi dell’intelligenza artificiale sugli atti processuali 

L’aggiornamento delle raccomandazioni del CSM del luglio 2026 ha ampliato le attività che possono essere svolte, in via sperimentale, utilizzando l’intelligenza artificiale all’interno del sistema giustizia.

Tra gli impieghi espressamente considerati ammissibili rientrano:

  • classificazione e categorizzazione degli atti processuali;
  • sintesi documentale per finalità di archiviazione;
  • analisi strutturata del contenuto degli atti delle parti;
  • ricostruzione delle posizioni processuali;
  • confronto tra le posizioni delle parti per individuare il thema decidendum e il thema probandum;
  • compilazione assistita di atti standardizzati, purché il magistrato completi e verifichi il risultato.

Questi utilizzi sono delicati. La ricostruzione delle domande, delle eccezioni, delle allegazioni e dei fatti rilevanti incide infatti sul modo in cui la controversia viene esaminata.

Per questo motivo, l’uso dell’IA non può ridursi a una delega inconsapevole alla macchina. Se un sistema elabora le difese delle parti, il controllo umano deve essere effettivo e non soltanto formale. Il giudice deve poter verificare direttamente gli atti, confermare o correggere l’output e mantenere piena autonomia nella successiva valutazione giuridica.

Dati personali e anonimizzazione

Uno dei profili più sensibili riguarda l’immissione di atti giudiziari nei sistemi di intelligenza artificiale.

Le raccomandazioni del 2026 consentono l’utilizzo di atti contenenti dati personali all’interno del sistema istituzionale del Ministero della Giustizia, sulla base di garanzie tecniche relative alla localizzazione dei dati in Italia, all’isolamento dell’ambiente informatico e all’assenza di addestramento del modello sui dati giudiziari.

L’anonimizzazione preventiva degli atti non è però imposta come condizione assoluta: viene raccomandata come buona pratica, in particolare quando non sia necessario utilizzare dati identificativi per la finalità perseguita.

Per cittadini, imprese e professionisti questo passaggio richiede particolare attenzione. Un atto processuale può contenere dati personali, informazioni economiche, sanitarie, familiari, patrimoniali o comunque riservate. La sicurezza informatica è essenziale, ma non esaurisce il tema della tutela dei dati.

Devono essere rispettati i principi di necessità, minimizzazione, proporzionalità e sicurezza del trattamento. In concreto, dovrebbero essere immessi nel sistema solo i dati realmente necessari allo specifico utilizzo e dovrebbero essere adottate misure idonee a evitare accessi impropri, riutilizzi non consentiti o ricostruzioni indebite dell’identità delle persone coinvolte.

Il rischio degli errori dell’IA 

L’intelligenza artificiale generativa non fornisce sempre risposte corrette o complete. Può produrre testi apparentemente plausibili, ma contenenti informazioni errate, omissioni, riferimenti inesistenti o collegamenti non verificabili.

La ricognizione tecnica richiamata dal CSM ha evidenziato, anche in ambiente istituzionale protetto, alcuni rischi strutturali:

  • carenza di collegamento certo tra l’output e le fonti documentali;
  • generazione di dati non presenti negli atti;
  • produzione di riferimenti o collegamenti non verificabili;
  • mancata segnalazione delle lacune informative;
  • risposte formulate in modo conclusivo anche quando la documentazione non consente una risposta affidabile.

Questo è il fenomeno comunemente definito “allucinazione” dell’intelligenza artificiale. Il rischio non scompare solo perché il sistema lavora su un insieme chiuso di documenti o perché riceve istruzioni di limitarsi agli atti disponibili.

Il controllo umano è quindi indispensabile. Non è sufficiente accettare un risultato perché appare ordinato, completo o convincente: ogni dato rilevante deve essere verificato nella fonte originaria.

Trasparenza e diritto di difesa

Per il cittadino, il tema più importante resta la tutela del diritto di difesa.

Quando uno strumento di IA è impiegato su atti processuali per sintetizzare le posizioni delle parti, ricostruire il contenuto del fascicolo o agevolare l’individuazione delle questioni controverse, è essenziale che l’uso della tecnologia non comprometta il contraddittorio.

Le parti devono poter confidare nel fatto che le loro difese siano esaminate nella loro completezza e che il giudice non si limiti a seguire una rappresentazione prodotta automaticamente.

La trasparenza non richiede necessariamente che ogni attività organizzativa sia comunicata alle parti. Tuttavia, quanto più l’impiego dell’IA si avvicina all’analisi degli atti e delle questioni che saranno oggetto della decisione, tanto maggiore diventa l’esigenza di garanzie verificabili.

Tra le questioni ancora aperte vi sono:

  • se e quando le parti debbano essere informate dell’uso dell’IA sul fascicolo;
  • come possa essere controllata l’attendibilità degli output;
  • se sia possibile contestare un risultato generato dal sistema;
  • quali dati siano conservati nei registri delle elaborazioni;
  • chi possa accedere a tali registri e per quali finalità;
  • come evitare che gli archivi digitali siano utilizzati per forme indebite di profilazione.

Il CSM ha ribadito il divieto di utilizzare tecniche di IA per profilare l’attività dei magistrati. Il principio è rilevante anche per i cittadini: la giustizia digitale deve restare uno strumento al servizio della decisione imparziale, non un sistema opaco di controllo o condizionamento dei soggetti coinvolti nel processo.

IA e giusto processo 

L’utilizzo dell’intelligenza artificiale in giustizia può offrire vantaggi organizzativi, ma non deve far perdere di vista la natura umana del processo.

Un processo non è una semplice elaborazione di documenti. Richiede valutazione delle prove, interpretazione delle norme, considerazione del caso concreto, contraddittorio tra le parti e motivazione della decisione.

L’IA può assistere il lavoro, ma non può sostituire il ragionamento giuridico, la responsabilità del giudice e il controllo critico sugli atti. L’efficienza non può diventare un criterio assoluto se mette in discussione la qualità della decisione e la tutela effettiva dei diritti.

Per questo, la diffusione dell’IA negli uffici giudiziari deve essere accompagnata da formazione, protocolli chiari, strumenti specificamente progettati per il settore giuridico, tracciabilità delle fonti, verificabilità degli output e controlli periodici sull’impatto della tecnologia.

Vuoi sapere di più sull’Intelligenza artificiale nella giustizia?

L’intelligenza artificiale sta cambiando il rapporto tra cittadino, professionisti e Pubblica Amministrazione. Quando un procedimento o un provvedimento incide su diritti, interessi legittimi, dati personali o posizione processuale, è importante verificare che la tecnologia sia utilizzata nel rispetto delle garanzie di legge, della trasparenza e del diritto di difesa.

Lo Studio Legale Avvocato Alfonso Torchia assiste cittadini e imprese nei rapporti con la Pubblica Amministrazione, nei procedimenti amministrativi e nel contenzioso, anche quando emergono profili legati all’impiego di sistemi automatizzati e di intelligenza artificiale. Per ricevere informazioni o richiedere una valutazione del proprio caso, è possibile contattare lo Studio.